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Daniele Giuliani: “Congiunzioni”

Presentazione del lavoro di Daniele Giuliani
“Congiunzioni”

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni D’Ocre Onlus - Palazzo Cappa Cappelli, C.so Vittorio Emanuele, 23
Giovedì 3 febbraio 2022 dalle ore 17

Congiunzioni, il lavoro di Daniele Giuliani per la Fondazione de Marchis, ha apparentemente un che di lontano dal grosso della produzione dell'artista. Questo perché, al momento di doversi confrontare con uno spazio articolato su più pareti e ricco di elementi architettonici che interrompono l'uniformità delle superfici, Giuliani sembra essersi fondamentalmente lasciato guidare dallo spazio a disposizione. Il titolo stesso, Congiunzioni, sembra alludere alla non unitarietà della superficie da dipingere: la pittura intesa come elemento unificante, ma anche lo spazio come elemento di ispirazione primaria: un dipingere sulle pareti che finisce per descrivere tanto un luogo, quanto un tema, un fine. L'atteggiamento, quindi, sembra essere piuttosto distante da quello che tende a dominare il grosso dell'opera di Giuliani, caratterizzato da una fortissima vena iconica, dove il tema tende a trasferirsi di formato in formato – e quindi a godere di una forza simbolica specifica che, anzi, si rafforza nella continuità nel tempo dei nuclei tematici (i ritratti, le macchine che bruciano, le bombe). Vedendo l'opera sulle prime, con uno sguardo rapido, invece, si ha l'impressione che l'ispirazione, più che a un Andy Warhol e a un Gerard Richter, possa essere fatta risalire alla primissima astrazione – in particolare a Giacomo Balla e, in misura minore, al Malevic del primo Suprematismo. In realtà, credo che questa somiglianza nasconda in effetti un pensiero ancora iper-iconico, dettato da una necessità figurativa.

Il nucleo fondante del lavoro, quello da cui Congiunzioni sembra essere originato, non è tanto lo spazio in sé, quanto lo spazio come ostacolo da superare. Di qui i momenti in cui la pittura cerca di lavorare sulla tridimensionalità dei muri in senso illusivo, suggerendo una tridimensionalità differente da quella esistente della stanza. Ma l'ostacolo non è la sola molteplicità delle pareti e delle superfici, ma anche degli elementi architettonici, a cominciare dalla porta sulla parete più lunga. Questa porta, a ben vedere, è uno dei motivi centrali dell'opera – o per lo meno uno degli stimoli più chiari: nella sua semplicità geometrica, diviene un elemento nella composizione tanto astratto quanto concreto, tanto negato quanto in effetti denunciato. Chiaramente, si tratta di un elemento che apre a simbologie complesse, ulteriormente estese dal fatto che la porta, ricondotta alla dimensione astratta della pittura di Giuliani, tende a sembrare un monolite – e, più precisamente, il monolite per eccellenza: quello di Kubrick in 2001 Odissea nello spazio. In questa eco cinematografica lo spazio di nuovo diventa figurazione – anzi, si lega alla sua iconografia novecentesca più importante. E allora ecco che, di nuovo, da Balla si ritorna a Warhol, da una dimensione astratta si ricompone una dimensione iconica, pur nel paradosso per cui un'iconografia dello spazio è sempre necessariamente l'iconografia di un'astrazione. (E.D.)

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